18 marzo 2020

3 marzo 2020

CORONAVIRUS: DECALOGO DEI DATORI DI LAVORO

Quali sono le norme di riferimento dettate negli ultimi tre giorni da Governo e Regioni?

D.L. 6/2020; DPCM 23/02/2020; DPCM 25/02/2020; Ordinanze del Ministero della Salute d’intesa con i Presidenti delle Regioni Lombardia, Piemonte, Veneto, Liguria, Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia.

Devo chiudere l’azienda?

Se l’azienda è situata in zona rossa (al 26.02.2020: Comuni di Bertonico, Casalpusterlengo, Castiglion D’Adda, Codogno, Fombio, Maleo, San Fiorano, Somaglia, Terranova dei Passerini, Vò) è prevista la chiusura dell’unità sino al termine dell’emergenza.Per tutte le altre, l’attività prosegue secondo le disposizioni amministrative.

Cosa succede se violo l’ordine dell’autorità e, per esempio, decido di tenere aperta la mia azienda nonostante si trovi nella zona rossa?


Per fronteggiare l’emergenza epidemiologica COVID-2019 sono stati emessi provvedimenti. Tra le svariate disposizioni si trova l’obbligo di chiusura delle attività commerciali e d’impresa nelle aree interessate da apposita ordinanza, fatte salve quelle inerenti ai servizi pubblici essenziali, come anche la sospensione dal lavoro per residenti extra-territorio ma con sede di lavoro entro i confini della zona di quarantena.

La violazione dell’ordine dell’autorità è sanzionata molto severamente e, salvo che il fatto costituisca più grave reato, troverà applicazione l’art. 650 c.p., che prevede la pena dell’arresto fino a tre mesi e della ammenda fino a 206 euro. L’ammenda, anche se pecuniaria, è comunque una sanzione penale.

A seguito del Coronavirus al datore di lavoro sono insorti nuovi obblighi in tema di Salute e Sicurezza sul lavoro?
I datori di lavoro sono tenuti a garantire l’incolumità dei dipendenti e pertanto oltre a rispettare le specifiche disposizioni dettate dalle norme citate, operano poi gli specifici obblighi gravanti sul datore di lavoro quale gestore responsabile della prevenzione e della protezione del “rischio biologico” nei riguardi dei propri dipendenti.

Il datore di lavoro dovrà adeguarsi alle indicazioni fornite dal ministero della salute e in costante aggiornamento. L’accurata pulizia degli spazi e delle superfici con appositi prodotti igienizzanti, fornire i presidi di prima necessità quali erogatori di gel antibatterici sono accorgimenti semplici ma efficaci. Il datore di lavoro, poi, dovrà, confrontarsi costantemente col medico competente e le strutture aziendali preposte alla valutazione dei rischi per monitorare la situazione e implementare le misure di tutela.
Successivamente potrà essere consigliabile riesaminare il DVR per valutare la necessità o meno di aggiornarlo alla luce dell’emergenza affrontata.

I lavoratori devono presentarsi al lavoro?

I lavoratori anche se non malati, residenti o che lavorino in uno dei comuni definiti “zona rossa” (al 26.02.2020: Comuni di Bertonico, Casalpusterlengo, Castiglione D’Adda, Codogno, Fombio, Maleo, San Fiorano, Somaglia, Terranova dei Passerini, Vò) non devono presentarsi al lavoro per ordine dell’autorità.

I lavoratori in quarantena (malati colpiti da COVID-19) in qualunque luogo si trovino non devono lavorare e non potranno quindi recarsi a lavoro.

I lavoratori, anche se non malati, che siano residenti o che lavorino in una delle regioni colpite dal contagio, definite “zona gialla” (al 26.02.2020: Lombardia, Veneto, Piemonte, Liguria, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna) ma non nei comuni indicati nel decreto devono presentarsi al lavoro.

Devo pagare la retribuzione?

Per i lavoratori che lavorano o risiedono nella zona rossa, e quindi impossibilitati per ordine dell’autorità a recarsi a lavoro, allo stato non vi sono specifiche indicazioni normative né amministrative riguardo la corresponsione della retribuzione, anche se ci aspettiamo a breve provvedimenti in tal senso. Fino a nuova indicazione delle autorità, vi consigliamo di considerarli esenti da pagamento della retribuzione, oppure prudenzialmente far loro godere ferie o permessi.

I lavoratori in quarantena sono assenti giustificati in quanto in malattia.


I lavoratori che lavorano o risiedono nella zona gialla sono obbligati a presentarsi a lavoro e quindi riceveranno l’ordinaria retribuzione. Qualora non si presentassero a lavoro senza fornire alcun valido giustificativo saranno considerati come assenti ingiustificati e non avranno diritto alla retribuzione.

Posso imporre le ferie ai miei dipendenti?

Data la particolarità della situazione si ritiene che la società possa imporre a tutti o a gruppi di lavoratori un periodo limitato di ferie nel rispetto delle norme del CCNL applicato in azienda.

Fonte:  Guida al Lavoro n.11

10 gennaio 2020

Redditi di lavoro autonomo: Interpello n. 512

Risposta Interpello 11.12.2019, n. 512

Un professionista dichiara di 
- aver fatturato prestazioni professionali negli ultimi mesi del 2018, anno in cui era ancora fiscalmente residente in Italia in cui svolgeva abitualmente attività di lavoro autonomo, e 
- di averli incassati nel 2019, anno in cui è 
residente fiscalmente all'estero 

e non svolge più alcuna attività di lavoro autonomo in Italia.

In risposta ad una sua istanza di interpello in cui chiede chiarimenti in merito al loro trattamento fiscale, l'Agenzia delle Entrate precisa che i suddetti compensi relativi a prestazioni professionali rese nel 2018 rilevano, ai fini delle imposte sui redditi, solo nel momento in cui gli stessi sono effettivamente percepiti 
(principio di cassa), ossia nel 2019

Di conseguenzaè nel 2019 che devono essere verificate le condizioni per una loro corretta tassazione. 

Dal momento che nel 2019 il professionista risulta non residente in Italia, trova applicazione la norma dell'art. 25, co. 2, primo periodo, D.P.R. 600/1973 in base alla quale i compensi per prestazioni di lavoro autonomo (anche non abituale) corrisposti a soggetti non residenti sono assoggettati a ritenuta a titolo d'imposta (tassazione definitiva) nella misura del 30%.

18 dicembre 2019

5 dicembre 2019

START UP INNOVATIVA ED AGEVOLAZIONI

DEFINIZIONE
Start-up innovativa (art. 25, primo comma, D.L. 18.10.2012, n. 179)

«la società di capitali, costituita anche in forma cooperativa, le cui azioni o quote rappresentative del capitale sociale non sono quotate su un mercato regolamentato o su un sistema multilaterale di negoziazione»,

 che:

   -  è costituita da non più di sessanta mesi;
   - è residente in Italia o in uno degli Stati membri dell’Unione europea o in Stati aderenti all’Accordo sullo spazio economico europeo, purché abbia una sede produttiva o una filiale in Italia; 
    - a partire dal secondo anno di attività della start-up innovativa, il totale del valore della produzione annua, così come risultante dall'ultimo bilancio approvato entro sei mesi dalla chiusura dell'esercizio, non è superiore a 5 milioni di euro;
    - non distribuisce, e non ha distribuito, utili;
    - ha, quale oggetto sociale esclusivo o prevalente, lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico;
    - non è stata costituita da una fusione, scissione societaria o a seguito di cessione di azienda o di ramo di azienda;
    - possiede almeno uno dei seguenti ulteriori requisiti:

1) le spese in ricerca e sviluppo sono uguali o superiori al 15% del maggiore valore fra costo e valore totale della produzione della start-up innovativa;

2) impiego come dipendenti o collaboratori a qualsiasi titolo, in percentuale uguale o superiore al terzo della forza lavoro complessiva, di personale in possesso di titolo di dottorato di ricerca o che sta svolgendo un dottorato di ricerca presso un'università italiana o straniera, oppure in possesso di laurea e che abbia svolto, da almeno tre anni, attività di ricerca certificata presso istituti di ricerca pubblici o privati, in Italia o all'estero, ovvero, in percentuale uguale o superiore a due terzi della forza lavoro complessiva, di personale in possesso di laurea magistrale;

3) sia titolare o depositaria o licenziataria di almeno una privativa industriale relativa a una invenzione industriale, biotecnologica, a una topografia di prodotto a semiconduttori o a una nuova varietà vegetale ovvero sia titolare dei diritti relativi ad un programma per elaboratore originario registrato presso il Registro pubblico speciale per i programmi per elaboratore, purché tali privative siano direttamente afferenti all'oggetto sociale e all'attività di impresa.

AGEVOLAZIONI
 
- Finanziamento agevolato, senza interessi, per un importo pari all’80% delle spese ammissibili.

- Per le start-up innovative localizzate nelle Regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia il finanziamento agevolato è restituito dall’impresa beneficiaria in misura parziale, per un ammontare del 70% dell’importo del finanziamento agevolato concesso.

- L’importo del finanziamento, nel caso di start-up innovative la cui compagine, alla data di presentazione della domanda di concessione delle agevolazioni, sia interamente costituita da giovani di età non superiore ai 35 anni e/o da donne, o preveda la presenza di almeno un esperto (dottore di ricerca o equivalente da non più di 6 anni e impegnato stabilmente all’estero in attività di ricerca o didattica da almeno un triennio), è pari al 90% delle spese ammissibili.


- I finanziamenti agevolati, a tasso zero, hanno una durata massima di 10 anni.

15 novembre 2019

LOTTERIA DEGLI SCONTRINI

Provvedimento ADE 31/10/2019
Il Provvedimento stabilisce le regole tecniche affinché i registratori telematici e la procedura web, resa disponibile a titolo gratuito nell'area riservata del sito dell'Agenzia delle Entrate, siano in grado, dall'1.1.2020, di inviare i dati memorizzati delle singole operazioni commerciali necessari per la partecipazione alla lotteria degli scontrini (art. 1, co. 540­544, L. 232/2016), a seguito di 

esplicita volontà del cliente manifestata con la comunicazione all'esercente del proprio «codice lotteria» 

(vale a dire un codice identificativo univoco che il consumatore finale genera sul «portale della lotteria»). 

Fino al 30.6.2020, i dati di dettaglio necessari per partecipare alla suddetta lotteria, trasmessi dai registratori telematici utilizzati dai soggetti tenuti all'invio dei dati al Sistema Tessera Sanitaria, non saranno inviati.

I documenti commerciali interessati dalla trasmissione sono solo quelli utili alla lotteria. 
I dati acquisiti dall'Agenzia delle Entrate saranno trattati nel rispetto dellanormativa in materia di privacy.


1 ottobre 2019

6 settembre 2019

Partita Iva chiusa: tassazione dei saldi non incassati

Chiusura Partita IVA: 2019
Fatture da incassare: 2018

In linea di massima, in presenza di redditi tassabili in base al criterio di cassa, non è possibile chiudere la partita Iva fino a quando non sia stato incassato l’ultimo credito. 
Tuttavia è stata riconosciuta una agevolazione per i contribuenti forfettari, dalla circolare 10 del 4 aprile 2016, paragrafo 4.3.5, consistente nella possibilità di cessare la partita Iva purché siano sottoposti a tassazione nel quadro LM tutti i crediti come se fossero stati effettivamente incassati, nell’anno di cessazione della attività. 
Quindi il contribuente dovrà tassare nel quadro LM i redditi derivanti dalle fatture emesse nel medesimo anno e ciò in ragione del fatto che è stata cessata l’attività con riferimento al 31 dicembre 2018.
Se la chiusura della attività è stata eseguita proprio il 1° gennaio 2019 allora esiste un periodo d’imposta 2019 nel quale tassare (per incasso figurativo) i redditi derivanti dai crediti generati dalle fatture emesse nel 2018.