28 maggio 2020

ESENZIONE SALDO E ACCONTO IRAP



Articolo 24 del D.L. 34/2020, c.d. “Decreto Rilancio”

Non è dovuto il versamento del saldo dell'imposta regionale sulle attività produttive relativa al periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2019”

-  saldo IRAP 2019 (vantaggio fiscale)

la norma influisce semplicemente dal punto di vista finanziario consentendo di non effettuare alcun versamento con il codice tributo 3800 al verificarsi della condizioni previste dal citato decreto.

- se a CREDITO (no vantaggio fiscale)

La norma non ha alcun effetto nella determinazione dell’imposta e quindi sulla possibilità di utilizzare o richiedere il saldo dell’IRAP 2019


- prima rata di acconto dell’IRAP 2020

Il decreto rilancio ha precisato che è escluso il versamento.


Questo mancato versamento a seguito di previsione normativa non ha un effetto meramente finanziario nel traslare temporalmente il versamento ma è da intendersi come un vero e proprio abbuono, infatti è stato espressamente previsto che l’importo non versato è comunque escluso dal calcolo dell’imposta da versare a saldo per lo stesso periodo d’imposta.

 

 

7 aprile 2020

Saldo Iva Il versamento dopo la proroga da Covid-19

Per le scadenze dei versamenti di marzo il decreto Cura Italia ha disposto una serie proroghe posticipando, quindi, anche il saldo Iva 2019.

In particolare è necessario effettuare una distinzione tra i soggetti che godono della proroga 

- fino al 20/03 da coloro che possono fruire della proroga 

- fino al 31/05 (che slitta al lunedì 1/06).

A tali scadenze si applicano poi le regole generali previste per il saldo Iva secondo cui il versamento del saldo IVA può essere:


  • effettuato in unica soluzione ovvero in forma rateale;

  • differito al termine previsto per il versamento del saldo Irpef/Ire

    SOGGETTI CHE GODONO DELLA PROROGA FINO AL 20/03/2020
     
    Per i soggetti con ricavi/compensi 2019 superiori a € 2 milioni, il termine di versamento del saldo IVA 2019 è fissato al 20.3.2020. 
    Il versamento può essere effettuato: 
    - in unica soluzione 
    - in forma rateale; 
    che deve concludersi entro il mese di novembre; in tal caso: l’importo dovuto va suddiviso in rate di pari importo (da un minimo di 2 a un massimo di 9) alle rate successive alla 1° vanno applicati gli interessi dello 0,33% mensil

    IL VERSAMENTO AL 30/06/2020 
    Rimane confermata la possibilità di differire il versamento del saldo IVA:fino al termine previsto per il versamento delle imposte dirette

    Il saldo IVA può essere versato: 
    - interamente entro il 30/06/2020: 
    - maggiorando quanto dovuto dello 0,40% per ogni mese o frazione di mese tra il 20/03 e il 30/06: la maggiorazione sarà, dunque, pari all’1,6% (0,40% x 4) in forma rateale suddividendo l’importo determinato come sopra (saldo Iva con maggiorazione 1,6%) nel numero di rate scelte, per un massimo di 6 rate applicando ad ogni rata successiva alla prima gli interessi dello 0,33% mensile 

    IL VERSAMENTO AL 30/07/2020 
    E' possibile differire di ulteriori 30 giorni il versamento del saldo (al 30 luglio) con applicazione dell’ulteriore maggiorazione dello 0,4% sul debito formatosi al 30 giugno. 

    SOGGETTI CHE GODONO DELLA PROROGA FINO AL 1/06/2020
      I restanti soggetti  (es. imprese turistiche)  sono tenuti a versare il saldo Iva  
    - in unica soluzioneentro l’1/06/2020 (il 31/05/2020 cade di domenica) 
    - in forma rateale, fino ad un massimo di 5 rate mensili di pari importo, con scadenza della prima rata l’1/06/2020, la seconda il 30/06/2020 e così via.  

18 marzo 2020

3 marzo 2020

CORONAVIRUS: DECALOGO DEI DATORI DI LAVORO

Quali sono le norme di riferimento dettate negli ultimi tre giorni da Governo e Regioni?

D.L. 6/2020; DPCM 23/02/2020; DPCM 25/02/2020; Ordinanze del Ministero della Salute d’intesa con i Presidenti delle Regioni Lombardia, Piemonte, Veneto, Liguria, Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia.

Devo chiudere l’azienda?

Se l’azienda è situata in zona rossa (al 26.02.2020: Comuni di Bertonico, Casalpusterlengo, Castiglion D’Adda, Codogno, Fombio, Maleo, San Fiorano, Somaglia, Terranova dei Passerini, Vò) è prevista la chiusura dell’unità sino al termine dell’emergenza.Per tutte le altre, l’attività prosegue secondo le disposizioni amministrative.

Cosa succede se violo l’ordine dell’autorità e, per esempio, decido di tenere aperta la mia azienda nonostante si trovi nella zona rossa?


Per fronteggiare l’emergenza epidemiologica COVID-2019 sono stati emessi provvedimenti. Tra le svariate disposizioni si trova l’obbligo di chiusura delle attività commerciali e d’impresa nelle aree interessate da apposita ordinanza, fatte salve quelle inerenti ai servizi pubblici essenziali, come anche la sospensione dal lavoro per residenti extra-territorio ma con sede di lavoro entro i confini della zona di quarantena.

La violazione dell’ordine dell’autorità è sanzionata molto severamente e, salvo che il fatto costituisca più grave reato, troverà applicazione l’art. 650 c.p., che prevede la pena dell’arresto fino a tre mesi e della ammenda fino a 206 euro. L’ammenda, anche se pecuniaria, è comunque una sanzione penale.

A seguito del Coronavirus al datore di lavoro sono insorti nuovi obblighi in tema di Salute e Sicurezza sul lavoro?
I datori di lavoro sono tenuti a garantire l’incolumità dei dipendenti e pertanto oltre a rispettare le specifiche disposizioni dettate dalle norme citate, operano poi gli specifici obblighi gravanti sul datore di lavoro quale gestore responsabile della prevenzione e della protezione del “rischio biologico” nei riguardi dei propri dipendenti.

Il datore di lavoro dovrà adeguarsi alle indicazioni fornite dal ministero della salute e in costante aggiornamento. L’accurata pulizia degli spazi e delle superfici con appositi prodotti igienizzanti, fornire i presidi di prima necessità quali erogatori di gel antibatterici sono accorgimenti semplici ma efficaci. Il datore di lavoro, poi, dovrà, confrontarsi costantemente col medico competente e le strutture aziendali preposte alla valutazione dei rischi per monitorare la situazione e implementare le misure di tutela.
Successivamente potrà essere consigliabile riesaminare il DVR per valutare la necessità o meno di aggiornarlo alla luce dell’emergenza affrontata.

I lavoratori devono presentarsi al lavoro?

I lavoratori anche se non malati, residenti o che lavorino in uno dei comuni definiti “zona rossa” (al 26.02.2020: Comuni di Bertonico, Casalpusterlengo, Castiglione D’Adda, Codogno, Fombio, Maleo, San Fiorano, Somaglia, Terranova dei Passerini, Vò) non devono presentarsi al lavoro per ordine dell’autorità.

I lavoratori in quarantena (malati colpiti da COVID-19) in qualunque luogo si trovino non devono lavorare e non potranno quindi recarsi a lavoro.

I lavoratori, anche se non malati, che siano residenti o che lavorino in una delle regioni colpite dal contagio, definite “zona gialla” (al 26.02.2020: Lombardia, Veneto, Piemonte, Liguria, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna) ma non nei comuni indicati nel decreto devono presentarsi al lavoro.

Devo pagare la retribuzione?

Per i lavoratori che lavorano o risiedono nella zona rossa, e quindi impossibilitati per ordine dell’autorità a recarsi a lavoro, allo stato non vi sono specifiche indicazioni normative né amministrative riguardo la corresponsione della retribuzione, anche se ci aspettiamo a breve provvedimenti in tal senso. Fino a nuova indicazione delle autorità, vi consigliamo di considerarli esenti da pagamento della retribuzione, oppure prudenzialmente far loro godere ferie o permessi.

I lavoratori in quarantena sono assenti giustificati in quanto in malattia.


I lavoratori che lavorano o risiedono nella zona gialla sono obbligati a presentarsi a lavoro e quindi riceveranno l’ordinaria retribuzione. Qualora non si presentassero a lavoro senza fornire alcun valido giustificativo saranno considerati come assenti ingiustificati e non avranno diritto alla retribuzione.

Posso imporre le ferie ai miei dipendenti?

Data la particolarità della situazione si ritiene che la società possa imporre a tutti o a gruppi di lavoratori un periodo limitato di ferie nel rispetto delle norme del CCNL applicato in azienda.

Fonte:  Guida al Lavoro n.11

10 gennaio 2020

Redditi di lavoro autonomo: Interpello n. 512

Risposta Interpello 11.12.2019, n. 512

Un professionista dichiara di 
- aver fatturato prestazioni professionali negli ultimi mesi del 2018, anno in cui era ancora fiscalmente residente in Italia in cui svolgeva abitualmente attività di lavoro autonomo, e 
- di averli incassati nel 2019, anno in cui è 
residente fiscalmente all'estero 

e non svolge più alcuna attività di lavoro autonomo in Italia.

In risposta ad una sua istanza di interpello in cui chiede chiarimenti in merito al loro trattamento fiscale, l'Agenzia delle Entrate precisa che i suddetti compensi relativi a prestazioni professionali rese nel 2018 rilevano, ai fini delle imposte sui redditi, solo nel momento in cui gli stessi sono effettivamente percepiti 
(principio di cassa), ossia nel 2019

Di conseguenzaè nel 2019 che devono essere verificate le condizioni per una loro corretta tassazione. 

Dal momento che nel 2019 il professionista risulta non residente in Italia, trova applicazione la norma dell'art. 25, co. 2, primo periodo, D.P.R. 600/1973 in base alla quale i compensi per prestazioni di lavoro autonomo (anche non abituale) corrisposti a soggetti non residenti sono assoggettati a ritenuta a titolo d'imposta (tassazione definitiva) nella misura del 30%.